Nascita come Aiuto Aids Ticino

per il pubblico generale e per i gruppi target
 

I primi documenti che parlano di Aiuto Aids Ticino, (oppure ancora di Aiuto Aids Svizzero sezione Ticino) risalgono al 1985. Testimoniano perlopiù che l’iniziativa di creare un’associazione di lotta all’Aids nasce da impulsi sostenuti fuori dal Cantone Ticino grazie a militanze probabilmente vicine agli ambienti omosessuali nazionali e locali. Di questi anni non si sa moltissimo della storia locale, se non che si tratta di un periodo molto critico e difficile in cui l’associazione viene chiamata, accanto ad alcuni medici che si attivano nella prevenzione, a fornire il suo contributo nello “stabilizzare” le conoscenze sulle vie di contagio, a dare le prime indicazioni di prevenzione e soprattutto a occuparsi materialmente e pubblicamente del sostegno alle persone con Hiv e Aids.

È tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni 90 che Aiuto Aids Ticino comincia ad assumere una forma di tipo professionale: viene affittata una sede (a Lugano) e un operatore viene preparato per il lavoro di prevenzione, mentre un altro operatore è chiamato ad organizzare il sostegno ai malati tramite l’accoglienza in sede delle persone sieropositive e la prima organizzazione di una struttura di

volontariato. In quel periodo due operatori e una segretaria a tempo parziale gestiscono tutta l’attività dell’ associazione, coadiuvati da un comitato di volontari che de facto ha anche una funzione direttiva.

Fino al 1996 viene organizzato un corso di formazione per volontari, incentrato soprattutto sull’attività di accompagnamento al morente. Dall’inizio degli anni novanta fino a questa data vi è infatti il picco massimo di mortalità in Ticino, ma anche in Svizzera e nel resto del mondo occidentale.

Il 1996 segna la prima svolta importante con la scoperta di medicamenti efficaci che cambierà la storia della malattia e dunque anche l’organizzazione dell’associazione in Ticino. Sono necessari alcuni anni affinché le nuove terapie manifestino i loro effetti sull’organizzazione dell’associazione, anche se da subito nella vita delle persone sieropositive si registra una netta diminuzione della mortalità tra le persone che, allora, si definivano “in Aids conclamato”.  Il passaggio del millennio è già segnato dal primo “rilassamento” rispetto all’ allarme sociale degli anni’ 90 in cui si temeva la diffusione pandemica dell’epidemia e – soprattutto – si viveva l’impotenza terapeutica rispetto a una malattia che stava facendo numerose vittime tra una popolazione prevalentemente giovanile.

Con l’apparizione delle terapie infatti la mortalità diminuisce immediatamente e Aiuto Aids Ticino da parte sua rinuncia, in pochi anni, alla formazione di nuovi volontari non essendo più l’accompagnamento al morente un’attività urgente e prioritaria. Ciò che invece viene a palesarsi è la necessità per AAT di riorientare le sue modalità di lavoro, non ancora nel campo della prevenzione ma soprattutto nel campo del sostegno e dell’accompagnamento. Diventa evidente presto che non si tratta più di accompagnamento alla morte ma di sostenere persone che ritornano alla vita. Si tratta in questo, oltre di un accompagnamento psicologico, anche e soprattutto di attivare tutta una serie di competenze di aiuto sociale appannaggio tradizionalmente della figura professionale dell’assistente sociale. Le domande e i bisogni delle persone sieropositive tornano ad essere legate al vivere sociale, diventano specifiche e non di rado anche tecniche. Una riorganizzazione del lavoro si impone.

Il lavoro con il volontariato d’accompagnamento viene sempre più abbandonato e viene a delinearsi la necessità di avere competenze professionali d’assistenza sociale.